Toy Inventor. Emmo va in TV!

16.11.2023
articolo

Quando si è presentata l’occasione di andare in TV, non avevo prototipi già pronti che potessero essere affidati ai piccoli giudici per il playtest, ho ritenuto però che fosse il momento giusto per riprendere in mano il mio vecchio progetto di tesi di laurea per realizzare, finalmente, un prototipo funzionante.

Mi sono laureata in Disegno Industriale del Prodotto presso l’Università IUAV di Venezia nel 2011 progettando un giocattolo interattivo per bambini ipovedenti.

“Emmo”, il giocattolo in questione, era stato pensato per svolgere una caccia al tesoro/memory basato sui suoni.
Questa attività l’avevo ideata per invogliare i bambini ipovedenti ad esplorare lo spazio e fare in modo che sviluppassero la capacità di crearsi mappe topologiche mentali*.

Nel 2011 non erano disponibili componenti elettroniche di prototipazione così piccole da poter essere inserite nella “bacchetta magica”, quindi avevo realizzato un prototipo parzialmente funzionante che non avevo potuto testare.

Prima di mettermi al lavoro in vista della partecipazione al programma, ho parlato con Antonio Dell’Ava dell’idea di realizzare un nuovo Emmo, il suo aiuto infatti sarebbe stato fondamentale per riscrivere il codice di funzionamento.
Poi ho telefonato a Sergio Monteleone, avevo bisogno di qualcuno esperto di elettronica che mi incoraggiasse e che mi desse qualche consiglio.

Rispetto a 12 anni fa, l’enorme vantaggio è stato che non ho dovuto far arrivare le componenti da Cina e USA, questa volta tutto era a portata di mano, ma la vera svolta è stata la possibilità di utilizzare l’Arduino Nano e il DFRobot player, molto più piccoli dell’Arduino UNO e dell’Adafruit Waveshield che avevo utilizzato nel 2011.

Anche il modello 3D di Emmo andava rifatto, in particolare dovevo verificare che la bacchetta potesse contenere tutte le componenti e fare in modo che il pulsante presente sul manico funzionasse realmente.

Ridisegnato il 3D, mi sono rivolta a Tecnoresine per realizzare la scocca in nylon sinterizzato; a loro ho affidato anche la verniciatura.

Poi ho cucito il rivestimento in stoffa delle 7 palline, le ho imbottite e ho inserito all’interno i tag RFID.

Non restava che assemblare il tutto, ma lo spazio all’interno della bacchetta era davvero ridotto e anche in questo caso sono ricorsa all’aiuto di un esperto. Mirco Piccin mi ha dato un enorme aiuto nel saldare tutte le componenti con cavi cortissimi per risparmiare spazio.
Inoltre, a causa della sostituzione all’ultimo momento della scheda audio della base, ha riadattato il codice al volo.
Purtroppo il volume è rimasto basso e i bambini in TV se ne sono giustamente lamentati.

Oggi sono estremamente soddisfatta di questa avventura televisiva! Mi ha finalmente spinta a completare ciò che non ero riuscita a realizzare molto tempo fa.

Ne valeva la pena, no?

*In TV i bambini hanno giocato seduti, ma l’ideale è giocare in piedi, con le palline sparse in uno spazio esteso.

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