LA MACCHINA DELLE MERAVIGLIE

13.06.2022
articolo

Il 13 giugno è la “giornata nazionale della macchina da cucire”.
Così si legge in vari articoli sparsi per il web. Non saprei dire in quale nazione si festeggi questa ricorrenza non ufficiale (probabilmente negli USA) e nemmeno quando sia stata istituita e da chi e perché sia stata scelta la data del 13 di giugno. Ho fatto una ricerca per trovare una risposta a questi interrogativi ma non si trova nulla a riguardo.

Mi sembra comunque una buona idea approfittare di questa giornata per approfondire la conoscenza di una macchina così importante e raccogliere in questo post alcune informazioni interessanti.

Ho acquistato la mia prima macchina da cucire nel maggio 2020. Durante il lockdown avevo provato ad accorciare una gonna e rifarle l’orlo a mano; questa esperienza mi aveva portato a desiderare una macchina da cucire per poter eseguire operazioni di questo tipo più agevolmente in futuro.
Non andai in negozio a comprarla (erano ancora chiusi e comunque preferivo continuare ad evitare occasioni di contagio) ma la acquistai online. La prima marca che mi venne in mente, da persona che fino a quel momento non si era interessata minimamente al cucito, chiaramente fu “Singer”.
E del resto, chi è che non conosce lo storico marchio Singer?
Ne scelsi una meccanica abbastanza semplice (non sapevo ancora che avrei desiderato cucire molto più che semplici orli) ma comunque dotata di varie funzioni e accessori utili. Un altro aspetto che volli tenere in considerazione fu quello estetico. Sinceramente non amo particolarmente il design delle macchina da cucire Singer attuali, né per quanto riguarda la forma né per quanto riguarda le decorazioni floreali presenti su buona parte dei modelli, quindi la mia scelta ricadde su una di quelle dall’aspetto più pulito, senza decorazioni e dal colore giallo che le conferiva una certa personalità e ben si adattava all’arredo della stanza in cui l’avrei utilizzata.

Singer 3223 simple - yellow
La mia Singer Simple 3223 Yellow

Il fatto di aver scelto un modello di macchina da cucire che si adattasse all’arredo domestico mi riportò alla mente le prime lezioni del corso di storia del disegno industriale che frequentai a Palermo nell’ormai lontano anno accademico 2004/2005 tenute dal professore Vanni Pasca, grande critico e storico del design, purtroppo scomparso lo scorso anno.

First Singer Patent
Immagine del brevetto della prima macchina Singer – 1851

Un giorno, il professore Pasca, ci mostrò un’immagine della prima macchina da cucire Singer, era una macchina pesante, dalle forme spigolose e dall’aspetto chiaramente industriale. Ci fece notare però che a partire da un certo momento in avanti, la macchina da cucire, iniziò ad essere anche un oggetto d’uso domestico e fu quindi ridisegnata in modo da poter essere accettata e integrata tra gli arredi delle abitazioni delle più ricche famiglie di fine Ottocento.

La macchina da cucire si diffuse così tanto nelle case che spesso ci dimentichiamo che altro non è che un prodotto industriale nato proprio nel contesto della Rivoluzione Industriale prima di tutto per l’industria stessa.

Facciamo dunque un passo indietro e vediamo qual è la storia di questa macchina tanto amata. Essendo una storia lunga e complessa riporterò solo alcuni degli eventi più significativi.

Ago a due punte di Weisenthal – 1755


Un primo brevetto significativo è quello di Karl F. Weisenthal, un meccanico tedesco che viveva a Londra il quale, nel 1755, brevettò un ago a due punte (brevetto britannico no. 701) che quindi poteva attraversare il tessuto senza la necessità di essere capovolto. La cruna si trovava in prossimità di una delle due punte e questa caratteristica lo rendeva simile a quello che poi divenne l’ago della macchina da cucire, cioè un ago con la cruna sulla punta invece che in corrispondenza dell’estremità opposta. Weisenthal probabilmente non se ne rese conto, ma il fatto di avere la cruna in corrispondenza della punta è ciò permette di cucire senza che l’ago attraversi completamente il tessuto, cosa che invece accade nel cucito a mano.

Il primo brevetto di una vera e propria macchina da cucire per tessuto o pelle è quello di Thomas Saint del 1790 (brevetto britannico no. 1764). Il brevetto includeva tre tipi di macchina, una delle quali comprendeva diverse caratteristiche che ritroviamo ancora oggi nelle attuali macchine: un piano di appoggio per il tessuto, un braccio che supporta un ago in posizione verticale e una spolina che raccoglie una quantità di filo tale da poter lavorare con continuità. Il meccanismo, piuttosto diverso da quelli attuali, prevedeva l’utilizzo di un unico filo che veniva lavorato in modo tale da formare un punto a catenella.
Questa macchina non venne commercializzata ma ne fu realizzato un prototipo dopo più di ottanta anni da Newton Wilson che ne aveva trovato casualmente il brevetto ricco di disegni molto dettagliati.

Per non dilungarmi troppo, evito di citare successivi modelli di primitive macchine da cucire che vennero sviluppate a inizio Ottocento e proseguo con la prima macchina da cucire che venne effettivamente sfruttata commercialmente.

Fu il sarto francese Barthélemy Thimonnier il primo a brevettare, nel 1830, una macchina da cucire realmente funzionante e che potesse essere sfruttata commercialmente per la confezione di abbigliamento. Thimonnier fu ispirato dalla lavorazione all’uncinetto e sviluppò una macchina con ago uncinato che permetteva di formare un punto a catenella a partire da un unico filo. Thimonnier aprì un impianto con ben 80 macchine da cucire e, su incarico dell’esercito francese, iniziò a confezionarvi divise per i militari. I sarti francesi, preoccupati di perdere il lavoro a causa dell’invenzione di tale macchina, diedero fuoco allo stabilimento di Thimonnier distruggendolo completamente. Nonostante Thimonnier abbia successivamente continuato a lavorare allo sviluppo di altre macchine da cucire, non ebbe successo e morì in povertà.

Formazione del punto catenella con ago uncinato di Thimonnier
https://en.wikipedia.org/wiki/Barth%C3%A9lemy_Thimonnier

Intanto negli USA si stavano sperimentando altri sistemi per cucire a macchina.
Walter Hunt, nel 1833, fu il primo a realizzare una macchina che non imitasse punti a mano o ispirati alla lavorazione all’uncinetto. Questa macchina infatti non realizzava il punto catenella (chainstitch) con un unico filo, bensì si serviva di due fili per realizzare il punto annodato (lockstitch). Questo sistema, tuttavia, non fu brevettato da Hunt così fu Elias Howe, nel 1845, a brevettare per la prima volta una macchina di sua invenzione che realizzava, anche nel suo caso, il lockstitch.

Esempio di formazione di un punto annodato con due fili, ago e navetta
https://en.m.wikipedia.org/wiki/File:Lockani1.gif

Nel 1851 fu la volta di Isaac Merrit Singer. Brevettò e fu il primo a commercializzare una macchina da cucire che, benché diversa da quella di Howe, ne sfruttava una importante caratteristica: l’ago con la cruna sulla punta. L’utilizzo di questo tipo di ago costò caro a Singer, che dovette pagare consistenti royalties a Howe.
Furono in molti a iniziare a commercializzare macchine da cucire in quegli anni pagando a Howe la licenza per la produzione di elementi ispirati al suo brevetto.

Per evitare continue lotte e accuse di violazioni di brevetto, nel 1856 Isaac Singer, Elias Howe, e altri produttori di macchine da cucire (Nathaniel Wheeler, Allen Wilson, William Grover and William Baker) crearono uno dei primi patent pool della storia, ovvero un consorzio di aziende che si scambiano vicendevolmente le licenze brevettuali in modo che tutte ne traggano beneficio. Il consorzio si chiamò the “Sewing Machine Combination” o “the Sewing Machine Trust” e fu attivo fino alla scadenza dell’ultima licenza nel 1877.
Il patent pool consentì così ai produttori di concentrarsi finalmente sul miglioramento, produzione e vendita delle macchine.

Singer "New Family"
Singer “New Family” – 1858-59
Smithsonian photo 48091-H


Singer fu certamente il produttore di maggior successo che ebbe l’intuizione di commercializzare il suo prodotto non solo nel mondo dell’industria ma anche tra le famiglie più abbienti, temeva infatti che il mercato industriale fosse troppo limitato e che alla lunga non sarebbe più riuscito a vendere macchine a sufficienza; questo passaggio, come accennato in precedenza, determinò un processo di adattamento del design della macchina da cucire all’ambiente domestico. Il prodotto divenne più leggero, semplice nell’utilizzo e dall’aspetto curato. Singer creò degli showroom in cui delle giovani donne illustravano agli acquirenti la semplicità di utilizzo della macchina e come ulteriore incentivo diede la possibilità di pagare la macchina a rate.

Manuale d’istruzione della Singer No.15K88 del 1933 appartenente alla mia famiglia

In Italia la produzione di macchine da cucire iniziò proprio nel 1877, anno della scadenza dell’ultimo brevetto della “Sewing Machine Combination”. La prima azienda del settore du la Filotecnica Salmoiraghi che si distinse per l’ottima qualità dei prodotti e per le innovazione, come ad esempio l’asolatore automatico.

L’azienda italiana più importante in questo settore fu certamente la Necchi di Pavia (benché il marchio esista ancora dopo essere stato venduto ad Alpian del 2006, lo storico stabilimento di Pavia non è più attivo e le macchine vengono prodotte all’estero). La produzione iniziò pochi anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, Vittorio Necchi infatti, tornato dalla guerra e ispirato dalla moglie, decise di convertire la fabbrica di famiglia in cui si fondava la ghisa e si producevano macchinari agricoli in una fabbrica di macchine da cucire.

Spot della Supernova Automatica Necchi

Necchi nel 1932 produsse la prima macchina da cucire domestica con la funzione zig-zag, il modello “BU”.
Negli anni successivi ebbe importanti riconoscimenti per il design dei propri prodotti. Nel 1954 la macchina “BU – Supernova” disegnata da Marcello Nizzoli (lo stesso designer della nota macchina da scrivere “Lettera 22” di Olivetti) vinse il premio Compasso d’Oro appena istituito e, pochi anni dopo, nel 1957 lo stesso riconoscimento ebbe il modello “Mirella” ancora una volta disegnata da Marcello Nizzoli. Questa macchina si distinse per la qualità estetica dalle sue forme plastiche che, tuttavia, lasciavano il posto a linee più rigorose nelle aree con maggior concentrazione di funzioni meccaniche. Il modello “Mirella”, per la qualità del suo design, è entrato a far parte della collezione permanente del MOMA.

Mirella at ADI Design Museum
“Mirella”- modello in legno e prodotto finito in mostra all’ADI Design Museum – Milano


Tra le macchine da cucire italiane disegnate da grandi maestri troviamo inoltre la Visetta, di Giò Ponti per Visa (progetto del 1948) in mostra alla Triennale di Milano, e la Borletti modello N.1102 di Marco Zanuso che a sua volta vinse il premio Compasso d’Oro nel 1956 per la coerenza formale dei particolari e la concentrazione dei comandi che esprime la super automaticità del meccanismo.

A questo proposito ci tengo a menzionare gli interessantissimi modelli di macchine da cucire realizzati in legno (ma anche in altri materiali) da Giovanni Sacchi. Il laboratorio di modellistica di Giovanni Sacchi, per decenni, è stato un importante punto di riferimento e luogo di sperimentazione per più grandi designer e architetti italiani. Durante lo sviluppo del progetto, Sacchi era colui il quale traduceva tridimensionalmente i disegni e le idee dei progettisti realizzando plastici di edifici o modelli in scala reale di prodotti industriali. Molto interessante l’archivio online dei beni culturali della Regione Lombardia in cui si trovano anche diverse immagini di questi modelli, principalmente dei designer Marco Zanuso e Richard Sapper.

Giunti a questo punto non intendo dilungarmi ulteriormente perché di questa meravigliosa macchina si potrebbe parlare all’infinito, non solo dal punto di vista tecnico, formale e di utilizzo ma anche facendo riferimento a tematiche riguardanti il lavoro femminile, l’industria della moda e la società più in generale.
La quantità di spunti interessanti che ho trovato per mettere insieme queste poche righe è impressionante, dunque spero di avere raccolto almeno un buon numero di informazioni chiave e di aver acceso un po’ di curiosità riguardo ad alcuni aspetti meno conosciuti.

Attendo i vostri commenti e, a tutti gli amanti della macchina da cucire, auguro buon cucito!

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • GRACE ROGERS COOPER, The Invention of the Sewing Machine, Smithsonian Institution, 1968
  • www.adidesignmuseum.org/
  • www.politesi.polimi.it/bitstream/10589/109627/1/2015_07_PASOTTI_01.pdf

IMMAGINE IN EVIDENZA
Macchina da cucire Mirella esposta presso l’ADI Design Museum – Milano,
foto di Dorotea Panzarella





Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *