IL CUBO, UNA FORMA TANTI GIOCHI

22.12.2021
articolo

BUON NATALE E FELICE 2022!

Inauguro il mio blog, nel pieno del periodo natalizio, con un biglietto d’auguri e questo post che racconta qualche curiosità sui cubetti dell’ABC da cui ho preso ispirazione per elaborare l’immagine del biglietto stesso.
Coglierò anche l’occasione per parlare più in generale della forma del cubo nel mondo del giocattolo.

Occorre premettere che i giocattoli sono una delle tipologie di prodotto su cui ho lavorato di più e per la quale ho una grande passione, per questo motivo, qualche anno fa, sono stata invitata come keynote speaker dall’Università di Malta in occasione dell’evento di presentazione di un giocattolo educativo/terapeutico sviluppato per bambini con disturbi del linguaggio.
Mi fu chiesto di spiegare, nel corso del mio intervento, come si progetta un giocattolo educativo di successo.
Dato che non esistono formule magiche o ricette in grado di assicurare il risultato, questa richiesta mi mise in crisi ma allo stesso tempo fu uno stimolo per scoprire qualcosa in più sui cosiddetti giocattoli educativi.

CUBI PER LEGGERE

Se esiste un archetipo di giocattolo educativo, questo sicuramente è rappresentato dai cubi in legno con le lettere dell’alfabeto riportate su una o più facce.
Potremmo considerarli i primi giocattoli educativi della storia moderna: pare che furono ideati da Sir Hugh Plat, uno scrittore e inventore inglese che in una delle sue opere, The Jewel House of Art and Nature del 1594, descrisse al paragrafo 44 “A ready way for children to learn their A.B.C.”, un modo immediato per insegnare ai bambini l’alfabeto.
“Cause 4 large dice of bone or wood to be made, and upon every square, one of the small letters of the cross row to be graven, but in some bigger shape, and the child using to play much with them, and being always told what letter chanceth, will soon gain his Alphabet, as it were by the way of sport and pastime,[…]”

Dopo di lui fu il filosofo John Locke, nel suo Some Thoughts Concerning Education del 1693, a descrivere i cubi dell’alfabeto come strumenti in grado di consentire ai bambini di imparare l’alfabeto in modo piacevole e giocoso: “There may be dice, and play-things, with the letters on them, to teach children the alphabet by playing; and twenty other ways may be found, suitable to their particular tempers, to make this kind of learning a sport to them.”

Da notare come entrambi parlino di dice, cioè dadi. Nella loro concezione infatti era piuttosto importante l’aspetto combinatorio, come nel più attuale Paroliere. Con estrema probabilità fu l’allora recente invenzione della stampa a caratteri mobili a ispirare un gioco che sfruttasse la combinazione tra le lettere per insegnare l’alfabeto ma anche la lettura.

Mary Poppins - Jane - cubes with letters
Una famosa scena del film Disney “Mary Poppins”
ambientato nella Londra dei primi del ‘900.

CUBI PER ESPLORARE E COSTRUIRE

Spostandoci leggermente più avanti nel tempo, ritroviamo nuovamente i cubi come materiali didattici nel Kindergarten di Friedrich Froebel.

Friedrich Froebel, pedagogista tedesco (Oberweißbach, 21 aprile 1782 – Marienthal, 21 giugno 1852) con una formazione da architetto, è noto per aver ideato il Kindergarten, il giardino dell’infanzia, ovvero la prima scuola per bambini di età inferiore ai 6 anni. Si tratta di ambienti educativi in cui i bambini venivano accuditi da maestre-giardiniere opportunamente formate (il paragone tra educatore e giardiniere è ispirato al pensiero del Pestalozzi) e in cui svolgevano numerose attività tra cui ginnastica, gioco e coltivazione del giardino.

Per i bambini del Kindergarten, Froebel ideò i Doni, materiali didattici pensati per essere offerti al bambino in tempi diversi e appositamente studiati per indurre il bambino alla scoperta del mondo e di se stesso. Tutti i doni sono accomunati dal fatto di essere contenuti in una scatola cubica in legno numerata. Il dono n° 3 è interessante perché la forma di cubo, già presentata al bambino col dono precedente, questa volta è suddivisa in otto cubetti. Il bambino può così scomporre la forma e ricostruirla e allo stesso tempo utilizzare gli otto cubetti per costruzioni che possono assumere configurazioni diverse.

Froebel gifts
Froebel, Dono 3
https://www.froebelgifts.com/gift3.htm

Anche tra i materiali didattici ideati da Maria Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870 – Noordwijk, 6 maggio 1952) ritroviamo la forma del cubo, ad esempio nella Torre Rosa.
La Torre Rosa è costituita da 10 cubetti, dipinti di rosa, di dimensione decrescente – il primo cubo ha il lato di 10 cm e l’ultimo di 1 cm solamente – ed è stata ideata per aiutare il bambino a cogliere una particolare qualità degli oggetti, ovvero la dimensione, e acquisire il concetto di grande/piccolo. La torre viene presentata al bambino già montata in modo che possa osservare il risultato finito, successivamente sarà invitato a rimontarla a sua volta. Un aspetto interessante di questo, come di altri materiali montessoriani, è quello dell’autocorrezione. Sia dal punto di vista visivo che tattile, i cubi stessi, con la loro fisicità, consentiranno al bambino di capire la corretta successione di montaggio.

La Torre Rosa, Maria Montessori

Restando in tema costruzioni, facciamo un salto ancora un po’ più avanti; non possiamo non parlare infatti dei cosiddetti “primi LEGO”. I primissimi mattoncini ad incastro realizzati in materiale plastico furono i Self-Locking Building Bricks dell’inglese Hilary Fisher Page (20 agosto 1904 – 24 giugno 1957), fondatore dell’azienda di giocattoli Kiddicraft. I Self-Locking Building Bricks , subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, vennero affinati dando vita agli Interlocking Building Cubes, dei cubetti cavi in plastica da poter assemblare tramite incastro.
Ole Kirk Christiansen
, un falegname danese, e suo figlio Godtfred vennero a conoscenza dei mattoncini Kiddicraft tramite un campione fattogli pervenire insieme a una macchina per stampaggio a iniezione che avevano acquistato da un fornitore inglese. Ole, che già lavorava nel settore del giocattolo, ne intuì il potenziale; modificò quindi i mattoncini Kiddicraft mettendo in commercio la sua nuova versione nel 1949 con il nome di Automatic Binding Bricks, quelli che dal 1953 sono conosciuti come LEGO, i mattoncini più famosi del mondo.

Interlocking Building Blocks

Interlocking Building Blocks, Hilary Page, Kiddicraft
photo by Chas Saunter (hilarypagetoys.com), CC BY-SA 2.0

CUBI PER IMMAGINARE

Il cubo, essendo una forma geometrica dall’aspetto essenziale, si presta a trasformarsi in qualsiasi cosa passi per la mente di un bambino, come ricorda Alexandra Lange. L’autrice, nel suo The Design of Childhood, ripercorrendo la storia dei building blocks, i cubi per costruire, cita anche il libro illustrato Not a Box di Antoinette Portis. Not a Box ci mostra la fantasia del bambino in azione. Il protagonista è un simpatico coniglietto che gioca con quella che un adulto definirebbe una scatola di cartone ma che, nella sua immaginazione, si trasforma di volta in volta in un’automobile da corsa, in un edificio in fiamme o, addirittura, in un mostro robot.

Ed effettivamente il cubo è anche la forma di un delizioso robottino tutt’altro che mostruoso. Cubetto di Primo Toys è un robot ideato per avvicinare i bambini più piccoli alla programmazione. Inizialmente, questo robot, come raccontano gli stessi designer che lo hanno progettato, poiché era stato pensato per muoversi lungo un percorso, aveva le sembianze di un’automobilina. Per facilitarne la produzione, successivamente, ripiegarono su una forma più semplice costruendo una scatolina in legno che si rivelò essere la soluzione migliore non solo dal punto di vista tecnico costruttivo ma anche dal punto di vista della giocabilità. Cubetto infatti, non essendo caratterizzato in modo definito, rimanendo una forma semplice come la scatola di cartone di Not a Box, si presta alla trasformazione in qualsiasi personaggio, oggetto o mezzo di trasporto che possa essere immaginato dai bambini, potendo così affrontare non solo nuovi percorsi ma anche nuove avventure in mondi sempre diversi.

Cubetto - Primo Toys
Cubetto, Primo Toys
photo by James Nunns CC BY-SA 4.0

Il cubo, di recente, è diventata la forma prediletta per sound box e raccontastorie. Ne esistono numerosi, di materiali e dimensioni diversi, con e senza luci, con maniglia rigida o con cover in silicone, attivabili con personaggi sonori o card interattive.
In questo articolo però desidero mostrarne uno in particolare: La Conteuse Merveilleuse, conosciuto in Italia come Il Cubo Favoloso poiché rimanda chiaramente ai cubi dell’alfabeto da cui siamo partiti. Questo cubo infatti potremmo tornare a definirlo un dado poiché le filastrocche e le storie che racconta sono associate alle sue sei diverse facce illustrate. Non vi sono pulsanti ma si attiva ruotandolo, come un dado appunto, e scuotendolo.

La Conteuse Merveilleuse, Joyeuse

La Conteuse Merveilleuse ha molto in comune con un progetto, The Bard, che ho sviluppato con alcuni miei colleghi a partire da un concept di uno di loro (A. Piccolo) durante il secondo anno del Corso di Laurea Specialistica in Disegno Industriale del Prodotto presso l’Università IUAV di Venezia nel 2009 e che è visibile in questa pagina del mio portfolio online. Si tratta di due cubi interattivi raccontastorie; uno di essi riporta sulle sei facce immagini di luoghi, l’altro riporta invece immagini di personaggi. Si attivano ruotandoli e raccontano la storia associata alla combinazione del personaggio e del luogo rappresentati nelle due facce rivolte verso l’alto, per un totale di 36 storie.

The Bard, Università IUAV di Venezia

Così si chiude questa piccola selezione di giocattoli e materiali didattici tutti accomunati da una stessa forma ma pensati per giochi o attività didattiche di vario tipo; una selezione che pur attraversando i secoli non può essere esaustiva ma che spero sia stata interessante e vi abbia portato a considerare i cubi giocattolo in modo nuovo.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • ALEXANDRA LANGE, The Design of Childhood, 2018
  • https://vivomontessori.com/la-torre-rosa-cose-e-a-cosa-serve/
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Hilary_Page
  • www.primotoys.com/educational-toys-history/

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2 responses to “IL CUBO, UNA FORMA TANTI GIOCHI”

  1. Giovanna says:

    Un racconto molto interessante e approfondito su un argomento poco conosciuto.
    Aspetto il prossimo post!

    Auguri di buon Natale da Torino
    Giovanna

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